Musicoterapia Veneto

19 agosto 2019

La favola di Igino

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La favola di Igino - Favola 220 attribuita all’astronomo Hyginus, I secolo
La «Cura», mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa avesse fatto, interviene Giove. La «Cura» lo prega di infondere lo spirito a quello che aveva formato. Giove acconsente volentieri. Ma quando la «Cura» pretese di imporre il suo nome a ciò che ave- va formato, Giove glielo proibì e pretendeva che fosse imposto il proprio. Mentre la «Cura» e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato formato fosse imposto il proprio nome, perché gli aveva dato una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò loro la seguente equa decisione: «Tu, Giove, poiché hai dato lo spirito, alla morte riceverai lo spirito; tu, Terra, poiché hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fintanto che esso vivrà lo possieda la Cura. Poiché però la controversia riguarda il suo nome, si chiami homo poiché è fatto di humus (Terra).

Il fondamento della cura a partire dalla favola di Igino

Tratto dall’elaborato finale svolto per il conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione, Università di Padova, di Mariateresa Marcella Turrici: DALLA CURA AL BELLO, L’EDUCAZIONE SI FA ARTE
Percorso attraverso la Musicoterapia Umanistica Fenomenologica

La favola di Igino ben rappresenta il fondamento pre-ontologico della cura:
Cura modella una forma dal fango cretoso e chiede a Giove di infondere in essa lo spirito, l’anima; Giove, la Cura e la Terra reclamano il diritto di dare il proprio nome
a questo essere, ed il tempo, Saturno eletto a giudice dichiara che finché vive di esso se ne occuperà la Cura, perché è la prima che ha dato forma a questo essere, si chiamerà homo perché viene dall’humus, terra, e quando morrà lo spirito tornerà a Giove.
“Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fin che esso
vive lo possieda la Cura”. Questa una delle frasi che pongono fine alla mitologica
favola sulla cura, Favola 220 attribuita all’astronomo Hyginus, I secolo [1].
“L’Esserci, ontologicamente inteso, è cura. Poiché all’esserci appartiene, in
linea essenziale, l’essere-nel-mondo, il suo modo di essere in rapporto al mondo è
cura” [2].

Quando nasce un neonato, fra le molte emozioni che accompagnano questo
evento, vi è anche la spinta naturale a proteggerlo e ad accudirlo, ad averne cura.
Il neonato sopravvive perché c’è chi si prende cura di lui, come i noti studi di
Spitz [3], hanno dimostrato. Ecco che cura diviene luogo di esistenza, come sopra citato.
“Heidegger trova la Cura mentre cerca di mettere in luce in quali possibili modi
l’Esserci (l’uomo) possa essere” [4].
Il filosofo tedesco, nella sua opera “Essere e tempo”, conduce la propria
riflessione attorno all’essere, quell’essere che è proprio dell’uomo; interrogandosi su
cosa sia tale essere egli si “imbatte” nella cura attraverso la favola di Igino e le lettere di Seneca [5].
Emerge “che il fatto originario dell’esserci è quello di trovarsi in un mondo e
che questo trovarsi nel mondo avviene in quel modo fondamentale d’essere
dell’Esserci per cui nell’essere nel mondo ne va del suo stesso essere […] l’esserci è
sempre un trovarsi nel mondo, ossia essere-già sempre nel mondo” [6].
Proprio perché è nel mondo, il mondo pre-occupa l’uomo “il mondo lo occupa
prima che l’uomo possa scegliere di occuparsene o meno” [7]. Questa pre-occupazione è cura, come la puntualizzazione etimologica ha in precedenza evidenziato.
L’uomo è nel mondo, abita il mondo, l’uomo diviene tale perché è nel mondo.
Il mondo è ciò che pre-occupa l’uomo, senza soluzione di continuità, questo suo
“occuparsi” si esprime attraverso la cura, che è un apriori, perché è già prima
dell’uomo, è esistenza stessa dell’uomo, l’uomo ha da sempre bisogno di cura.
L’esserci in quanto esistenza si concretizza nella cura.

Quindi identifichiamo cura come essere-nel-mondo da cui si evince la
compresenza di una effettività, cioè un “gettatezza”, un dato, come finito, un esserci
unico, e l’Esserci dell’essere come possibilità cioè trascendenza [8]. Possibilità di una formatività che dà luogo ad “essere pienamente quello che si può essere, dando forma alla propria originale presenza nel mondo” [9]. Rita Fadda, nel suo testo “La cura la forma il rischio”, si sofferma sulla stretta relazione tra esistenza e forma, e ci parla di ex-sistere inteso come apertura e trascendenza, che “indica la condizione costante e originaria dell’uomo, ne designa l’essenza […] l’uomo esiste in quanto è
continuamente e originariamente sospinto fuori di Sé” [10]. Sospinto verso l’andare oltre la sua condizione di datità e gettatezza, per dare spazio al suo essere aperto verso l’ulteriorità, “poiché se l’uomo è possibilità d’essere e progetto per lui essere vuol dire ‘non essere ancora qualcosa” [11]. Perciò cura è esistenza in quanto trascendenza, il divenire possibile delle possibilità all’interno di una “effettività ineliminabile e condizionante” [12].

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Note

[1Conte M., Ad altra cura, cit., p.36.

[2Heidegger M. p. 81, cit. in Palmieri C., La cura educativa, cit., p. 23.

[3René A. Spitz, psicanalista (1887-1974) individuò e descrisse la “depressione anaclitica”, grave sindrome che colpisce i bambini, durante i primi mesi di vita, se lasciati in una condizione di abbandono affettivo, sindrome che può condurre alla morte. Cfr. Spitz. R. A., Il primo anno di vita. Studio psicoanalitico sullo sviluppo delle relazioni oggettuali, Roma, Armando Editore, 1973.

[4Palmieri C., La cura educativa, cit., p. 23.

[5Cfr. Conte M., Ad altra cura, cit., p.37.

[6Mortari L., La pratica dell’aver cura, cit., p. 1.

[7Cfr. Galimberti U., cit. in Palmieri C., La cura educativa, cit., p. 24.

[8Palmieri C., La cura educativa, cit.

[9Mortari L., La pratica dell’aver cura, cit.

[10Fadda R., La cura, La forma, Il rischio. Percorsi di psichiatria e pedagogia critica, Milano, Edizioni
Unicopli, 1997, p. 65.

[11Id., Il paradigma della cura. Ontologia, antropologia, etica, in Boffo V. (a cura di), La cura in
pedagogia, cit., p. 23.

[12Palmieri C., La cura educativa, cit., p. 39.

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