Musicoterapia Veneto

19 agosto 2019

La musicoterapia, Heidegger e la Cura Musicale

Mariateresa Marcella Turrici

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A partire dalle riflessioni del concetto di Cura heideggeriano da cui già la cura educativa, la musicoterapia coniuga educazione, musica e cura nella cura musicale, un nuovo modo di risignificare la musicoterapia.

Musicoterapia umanistica deve la propria definizione alla caratteristica che sostiene la centralità dell’uomo, della persona come punto di riferimento per il dispiegarsi di un cammino relazionale volto al cambiamento.
La centralità dell’uomo, dell’essere umano quale “faro” che detta la strada da imboccare per stabilire un contatto prima e una relazione poi, è indicatore del fatto che agendo in questo modo la musicoterapia, al di là delle leggi fisiche-acustiche proprie del suono e della musica, è un’azione priva di modelli (e metodi) a-priori.
È ormai d’uso comune pensare alla musicoterapia come una modalità per cercare di stabilire una comunicazione laddove per svariati motivi essa si è interrotta o non ha mai avuto i mezzi per esprimersi.
La musicoterapia umanistica vuole andare oltre tutto questo, coinvolgendo la persona nella sua totalità, avendo cura del suo intero sviluppo psico-fisico, della realizzazione del proprio “divenire”, non solo quindi occasione di contatto comunicativo, ma una volta stabilito questo contatto, utilizzarlo per favorire la crescita ed il cambiamento del bambino, ragazzo o adulto che sia, quella crescita e cambiamento che saranno possibili nel tempo e nello spazio che più gli sono consoni…*
La chiave di questa azione musicoterapica è la Cura, intesa come atto fondativo dell’uomo, come Heidegger nel suo testo “Essere e tempo” ha bene evidenziato (La favola di Iginio).
Il senso comune associa la parola cura a tutto ciò che è medico o medicina, a ciò che è terapia: “studio e attuazione concreta dei mezzi e dei metodi per combattere le malattie”, così la definizione del vocabolario Treccani.
A dispetto del nome con cui la pratica di cui parliamo è stata definita, la musicoterapia umanistica si distanzia dal termine terapia assumendo la Cura, e di riflesso la Cura Educativa quale motore che muove la co-realizzazione dell’Altro, attraverso l’elemento musica.
Il suono è dentro l’uomo (E. Willems), la Cura è esistenza stessa dell’uomo, senza la cura l’uomo non è (Heidegger-Mortari).
Questi due poli ci parlano di un movimento che partecipa al dispiegarsi delle potenzialità dell’uomo, a partire dalla sua datità (il modo con cui un oggetto è «dato» cioè si rivela alla conoscenza, qui propriamente inteso come un esserci unico e finito) quale “Essere nel mondo” (Heidegger) e dalla aspirazione alla trascendenza (la proprietà o la qualità di qualcosa che si trova al di là, condizione dell’uomo che è sospinto ad andare oltre, ad essere aperto all’ulteriorità, come riscontrabile nelle parole della Fadda), a quell’andare oltre che è proprio di chi agisce nella cura.
È dunque nella cura autentica, in quel aver cura dell’altro (dove l’altro non è oggettivizzato), che si esprime il divenire di un essere umano, attraverso la relazione che è struttura di ogni azione educativa e che è carattere proprio della musica e dell’azione musicoterapeutica, uno dei punti di incontro fra cura educativa e musicoterapia. Perciò è possibile affermare che è Cura nelle sue manifestazioni, terreno comune in cui educazione-formazione e musicoterapia si incontrano.
L’approccio della musicoterapia umanistica è caratterizzato da ascolto dell’altro e di sé, capacità di risposta, accoglienza, improvvisazione, calibrazione. Tutto questo dà vita ad una cura autentica che ha in sé il fine di rendere l’Altro autonomo nel suo progettarsi.
Inoltre, sempre prendendo in prestito le parole di Heidegger: “il tempo è il senso della Cura”, così come la musica è arte che prende forma nel tempo, che occupa uno spazio del vivere. Quel tempo che è necessario alla narrazione come costruzione di sé, che struttura un tempo fra passato e futuro nel presente in un continuo divenire.
La musica come linguaggio offre una possibilità ulteriore di narrazione, di affermazione di sé.
Anche solo da questi primi tratti comuni tra cura educativa e musicoterapia, si evince come da quest’ultima (nell’eccezione che qui vogliamo presentare) emerga l’inclinazione verso una sfera educativa che la distanzia da quella esclusivamente riabilitativa.
Nel momento in cui l’approccio musicoterapico si fonda e si realizza attraverso i principi e le azioni fin qui esposte, possiamo affermare che è in atto una “Cura Musicale”.

Nota

Il seguente articolo prende spunto dall’elaborato finale svolto per il conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione, Università di Padova, di Mariateresa Marcella Turrici: DALLA CURA AL BELLO, L’EDUCAZIONE SI FA ARTE
Percorso attraverso la Musicoterapia Umanistica Fenomenologica

Brevi cenni bibliografici

Conte M., Ad altra cura. Condizioni e destinazioni dell’educare, Lecce, Pensa
MultiMedia Editore s.r.l., 2006.

Fadda R., La cura, La forma, Il rischio. Percorsi di psichiatria e pedagogia critica,
Milano, Edizioni Unicopli, 1997.

Mortari L., La pratica dell’aver cura, Pearson Paravia Bruno Mondadori S.p.A., 2006.

Palmieri C., La cura educativa. Riflessioni ed esperienze tra le pieghe dell’educare,
Milano, FrancoAngeli s.r.l., 2000.

Xodo Cegolon C., Capitani di sé stessi. L’educazione come costruzione di identità
personale, Brescia, Editrice La Scuola, 2003.

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