Warning: array_shift() expects parameter 1 to be array, boolean given in /web/htdocs/www.musicoterapiaveneto.it/home/config/ecran_securite.php on line 252 "Musica, Sordità, Autismo" un evento musicale inaspettato
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Siamo soliti dire: “i sordi sentono le vibrazioni”. Che cosa intendiamo dire? Possiamo negare che quando siamo vicini ad un tir (i grossi camion) il nostro corpo è scosso dalle vibrazioni del motore? Dovremmo dedurre che i sordi avvertono soltanto questo? Vogliamo restare attaccati al comune modo di intendere gli organi di senso come cinque piccoli operatori specializzati che entrano in gioco separatamente per sentire, assaggiare, annusare, toccare, vedere? La percezione è molto, molto, molto complessa. Allo scopo di essere chiari occorre enunciare un principio. Le parole, quelle che comunemente pronunciamo, lungi dall’essere, come si è soliti credere o come ci è stato insegnato a credere, codici convenzionali, in realtà portano nel loro tessuto sonoro (la voce è suono, le vocali sono suoni, le consonanti sono rumori) una storia che si perde nella notte dei tempi. I suoni delle lingue morte sono dentro alle nostre parole. Percepire, per fare un esempio, proviene dal latino per – capio, ossia prendo attraverso me stesso. In che cosa consiste questo “me stesso”? Io sono il mio corpo. Il mio corpo è corpo vibrante delle vibrazione, delle onde sonore che incessantemente riempiono lo spazio nel quale vivo. Alla luce di questa osservazione vale la pena di conoscere Giulia Mazza, una studentessa laureanda in biologia, sorda dalla nascita (sordità profonda bilaterale), che suona il violoncello. Come è possibile? E’ possibile perché accade.

Il nostro corpo parla di noi stessi a nostra insaputa. Che cosa racconta il corpo vibrante di un bambino con diagnosi di autismo? Che cosa può accadere accostandolo al “fare musica” calibrato sulla sua misura, sui suoi movimenti, sul suo modo di servirsi delle mani, di sfuggire con lo sguardo, di porsi come se il mondo circostante non ci fosse? Francesco Salinari non è più un bambino con diagnosi di autismo, è un giovane che attraverso lo studio della musica ha imparato a vivere, a stare con gli altri, a suonare così bene da superare tutti gli esami previsti in Conservatorio fino a conseguire il diploma in pianoforte con il massimo dei voti. Come è possibile? E’ possibile perché accade.

Quali segreti si nascondono nel fare musica, nel giocare con i suoni, nell’andare a ritroso nel tempo per scovare ciò che unisce ritmi e suoni al movimento, all’ordine dei numeri, alla nascita delle parole, alla scrittura delle parola, alla scrittura dei suoni stessi?

La relazione musica – sordità – autismo apre orizzonti pedagogico-educativo-terapeutico utili per tutti i bambini. In questi tempi si assiste ad un aumento apparentemente inarrestabile di bambini “normali” con problemi di comportamento, di relazione, di apprendimento. Dagli U.S.A. arrivano le sigle: LD (learning disorder), ADD (attention deficit disorder), ADHD (attention deficit hyperactivity disorder).
Il Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca si sta occupando dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento). Basta consultarsi su Internet per constatare che, anche in Italia, seguendo l’onda degli U.S.A., si fa strada la somministrazione di psicofarmaci ai bambini. I problemi educativi sono diventati una malattia.
Le esperienze in musicoterapia umanistica con bambini con diagnosi di autismo e con sordità consentono di proporre un agire alternativo a quello previsto negli U.S.A. Il modo di porsi in relazione a ritmi, suoni, utilizzo di strumenti musicali idiofoni e altri ancora da parte dei bambini sordi e dei bambini con diagnosi di autismo conducono verso un agire educativo-pedagogico fondato su studi profondi. Il corpo vibrante è il protagonista dell’ascolto. Ascoltare è la modalità di relazionarsi con il mondo che il nostro vivere frenetico, immerso nell’inquinamento acustico incessante, sta abbandonando sempre di più.

Giulia Cremaschi Trovesi

[ Pubblicato on-line il 7 gennaio 2012 ]
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