Musicoterapia Veneto

17 febbraio 2021

MUSICOTERAPIA PER I BAMBINI PREMATURI - La danza della vita

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La Danza della Vita Umana - Nicolas Poussin

Sappiamo ormai molto degli effetti della musica nei neonati pretermine e in questi articoli su Musicoterapia Veneto abbiamo da essi tratto spunto per parlate di musicoterapia e bambini prematuri.

Nell’articolo della Dr. Adelia Lucattini “Musicoterapia nei neonati prematuri” [1] si legge che “L’attività neurale associata all’ascolto della musica si estende ben oltre la corteccia uditiva, coinvolgendo una diffusa rete bilaterale di aree frontali, temporali, parietali e subcorticali correlate all’attenzione, alle funzioni motorie e alla memoria”. Inoltre, “è stata osservata una maggiore connettività strutturale del giro frontale superiore nei bambini con due anni di allenamento musicale. In sintesi, l’ascolto di musica durante un soggiorno in terapia intensiva influenza lo sviluppo delle reti cerebrali nelle regioni corticali implicate sia nella percezione sensoriale che nella rilevazione e risposta a stimoli specifici”.

Adesso sappiamo che l’ascolto inizia già prima della nascita e prima ancora della formazione dell’orecchio nel feto perché il suono viene ricevuto anche dal corpo. Sappiamo anche come lo sviluppo delle reti funzionali del cervello avviene in ambienti molto diversi in termine di presentazione degli stimoli a seconda che il neonato raggiunga il termine di gestazione o che invece sia prematuro; i vari stimoli nei diversi ambienti possono avere effetti a lungo termine sui neuroni della corteccia cerebrale, delle reti neuronali (Adelia Lucattini “Musicoterapia nei neonati prematuri”). Una importante scoperta è quella dello sviluppo della rete di salienza che è deputata al controllo esecutivo ECN (executive control network, ECN). L’attenuazione di questa connettività tra i due sistemi complessi si traduce soprattutto in una ridotta attivazione del sistema del controllo esecutivo e quindi in un deficit nella corretta elaborazione e quantificazione degli stimoli esterni e del controllo dei processi affettivi e dei comportamenti impulsivi. [2]

Ma perché la musica ha un così impatto importante per tutti noi e in particolare con i neonati pretermine? La musica da sola può essere sufficiente nella cura e quindi nella terapia nei neonati pretermine? Cosa sappiamo veramente della musica? Sicuramente sappiamo dell’importanza del ritmo, del suono e non solo. In un breve video il filosofo Carlo Sini ci può aiutare a comprendere meglio la relazione tra musica e uomo, tra ritmo e relazione. La musica è relazione per eccellenza, è relazione nel non verbale, è relazione nella risonanza, è relazione nella vita sociale.
Carlo Sini, nel video “Musica come nutrimento della vita” dice: [3],

“… c’è un modo in tutte le cose e che questo modo che raccoglie in sé tutte le cose, tutte quelle che noi conosciamo su questa terra hanno un ritmo”. Ogni cosa è legata al nostro corpo e il nostro corpo è legato ad ogni cosa. La prima conoscenza nasce dal gesto, nel movimento del corpo, nel respiro, nasce nel battere e levare.

Una prima analisi delle parole di Sini ci invita a scoprire il valore del gesto e del corpo che è il momento di conoscenza del mondo e tanto più noi conosciamo il nostro corpo tanto più abbiamo possibilità di muoverci nel mondo come corpo in azione. Crescere è un movimento verso l’autonomia frutto di una continua consapevolezza di sé, che nei primi anni di vita passa soprattutto attraverso il corpo, i corpi con cui entriamo in relazione. Nel gesto e dunque, nel corpo che lo rende possibile c’è un ritmo scandito dal battito del cuore, ritmo ternario, in cui possiamo leggere la tranquillità oppure la fatica, l’ansia. Così pure il respiro riflette un ritmo binario, anche se al suo interno si possono trovare quattro fasi, ma anch’esso veicolo di emozioni. E il ritmo del battere e levare che è dentro ogni movimento, nell’afferrare un oggetto, nell’indicare, nel suonare uno strumento musicale.

… È questo corpo ballerino, questo corpo danzatore, questo corpo che ha orecchio, fiuto, gusto, tatto, che sente la terra, che si stacca dalla terra e che lo fa a modo, secondo il modo. Qual è il modo opportuno? È quello di saper danzare la vita…
… Perché la musica ci piace tanto? Perché con la musica ci sentiamo insieme tutti costituiti in una comunità, tutti cantiamo insieme, danziamo insieme. Perché questo bisogno profondo di musica? Non si può vivere senza musica. La ragione è: la musica è la vita, non è una consolazione della vita. Noi ritroviamo le radici della vita nella musica.

Ecco, la musica diventa così promotrice di vita, di visione del mondo nell’intraprendere la via che ci porta alla conoscenza, allo stare in musicoterapia nella relazione. Come fare allora quando il nostro bambino prematuro, termina le cure ospedaliere fatte anche di musica, quella musica foriera di contenuti di vita? La musicoterapia, capace di dare valore e sostenere il bambino nel suo protendere tutto se stesso per cercare di prendere una cascatina di perle, un sonaglio, nella coordinazione con lo sguardo e la sua manina è quella musicoterapia che conosce e utilizza la risonanza; la risonanza primordiale, quella del feto dentro il grembo materno di cui abbiamo parlato precedentemente che è già relazione pelle con pelle, emozione con emozione, l’emozione della futura madre e l’emozione percepita dai bambini ancora da nascere. È in questa relazione sonoro, corporea, emozionale che la musicoterapia pone le basi per riprendere da dove la vita si era prematuramente interrotta ma non in modo irrecuperabile. La musica è arte, è l’arte che fa muovere ad arte: per dirla con Carlo Sini ars (matrice comune di rito e arte) è l’azione ben fatta, ciò che danza, ciò che si muove ad arte (Carlo Sini, le ARTI DINAMICHE Filosofia e Pedagogia, Jaka Book 2004). La musica non può essere bella o brutta, questo è un pregiudizio che non ha motivo di essere perché è un sentire personale; ma è pur vero che più io conosco la musica e lo strumento che vado a suonare più posso far emergere e valorizzare, attraverso l’improvvisazione, tutte le sfumature del movimento, della voce del bambino che a livello cognitivo collegano significativamente le esperienze.

Mario Zattin

Note

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