Musicoterapia Veneto

Risonanza, ascolto, empatia

Rimpicciolire il testoIngrandire il testo

Introduzione

Un piccolo viaggio attraverso l’ascolto e la relazione di aiuto che parte dal fenomeno fisico della risonanza per arrivare al tema dell’empatia sempre molto complesso per la sua interpretazione.
L’interpretazione fenomenologica
“Percezione esterna, secondo Edith Stein, "è un titolo di atti nei quali l’essere e l’accadere cosale spazio-temporale viene a me come datità corporale". In questo modo posso ­ come dimostrato dall’esempio del dolore che coglie un altro ­ percepire l’esplosione dolorosa di colui che soffre. L’empatia ha però come oggetto lo stesso dolore.
(P. Reinhard Körner - http://www.ocd.pcn.net/edsi_kor.htm L’ “Empatia” nel senso di Edith Stein)
L’interpretazione psicoanalitica
S. Froid tratta l’empatia come sinonimo di immedesimazione: “L’immedesimazione è oggi più spesso designata col termine “empatia”. C. R. Rogers parla che determinate emozioni che non appartengono ai propri vissuti possono essere valutate per estensione delle propri esperienze. (le garzantine – Psicologia – Umberto Galimberti)

Risonanza acustica

La risonanza consiste nella facoltà da parte di un corpo elastico, di convibrare con spontaneità quando viene eccitato da vibrazioni esterne la cui frequenza coincide con il suo naturale periodo di vibrazione.
…Pur accettando di considerare gli strumenti ad arco anche come accoppiatori, dobbiamo dare pieno rilievo alla risonanza perché è da essa che dipende principalmente la qualità del suono. (L’acustica per il musicista – Pietro Righini – Ed. Zanibon)

La risonanza fa parte della nostra vita tanto quanto lo è la forza di gravità. Di entrambe non ci facciamo caso ma i loro effetti sono determinanti per la nostra comprensione del mondo.

Video risonanza 1 http://www.treccani.it/scuola/lezioni/fisica/suono
L’analisi del suono prodotto da due semplici diapason viene effettuata per mezzo di un PC sul quale gira del software dedicato. Vengono evidenziati tipici effetti di risonanza e di interferenza (battimenti).

Video risonanza 2

Righini spiega che dalla risonanza dipende principalmente la qualità del suono. Pensiamo ai violini di stradivari che ancora adesso si distinguono per il loro timbro particolare.
Ma lo strumento più incredibile per la sua capacità di e varietà di timbri e di suoni è la voce umana. Ci sono moltissime cause che determinano la qualità della voce tra cui la conformazione della laringe e delle corde vocali, le cavità risuonanti della testa e del torace.
Per maggiori approfondimenti vedi anche: http://fisicaondemusica.unimore.it/Voce_umana.html
Hermann von Helmholtz nei suoi studi ci ha dimostrato come il suono sia qualcosa di complesso, cioè ogni suono è formato da altri suoni chiamati armonici, i quali determinano il timbro.

Hermann von Helmholtz nei suoi studi ci ha dimostrato come il suono sia qualcosa di complesso, cioè ogni suono è formato da altri suoni chiamati armonici, i quali determinano il timbro.

Cosa sono i risuonatori di Helmholtz?
Con questo nome si definiscono delle concavità risonanti acustiche inventate da Hermann von Helmholtz per studiare le varie percezioni del suono. Sono dei recipienti metallici sferici di varie dimensioni, con una lieve apertura alla sommità di un collo ristretto.
Come funzionano?
Hermann von Helmholtz immettendo dell’aria al suo interno, si generano delle onde stazionarie in risonanza con la frequenza variante a seconda della sua dimensione. Il suo funzionamento è simile a quello di un amplificatore selettivo in un ristretto intervallo di frequenze.
La scomposizione di un suono
Tramite questi strumenti è possibile scomporre un suono complesso nelle sue singole componenti pure. La risposta del risuonatore sarà proporzionale all’intensità della frequenza di appartenenza del suono studiato. Un metodo artigianale che effettua un’analisi di Fourrier in tempo reale.
(Scritto da Mr Silence http://www.lantirumore.it/blog-fonoisolamento-e-fonoassorbenza/410-i-risuonatori-di-helmholtz)

Eppure qualcosa ancora sfugge alla scienza, soprattutto in presenza di performance come queste.
Thomas Quasthoff & Daniel Barenboim performs Gute Nacht of Schubert’s Winterreise

Se poi sono in due…
Bobby McFerrin & Thomas Quasthoff at Jazz Fest Wien 08

È interessante notare che ad un certo momento nel video Bobby McFerrin alza la mano mostrando la V con due dita. Rimando il significato di questa lettera alla lettura del libro di Alfred Kallir “Segno e disegno – psicogenesi dell’alfabeto”.
http://www.milanocosa.it/oldsite/Pagine/Voci/LibriMese/SegnoDisegno/index.htm
“Originariamente i segni espressivi erano "simballici", cioè contenevano un suono e un’immagine di senso. La scrittura nasce dalla voce a e la voce è corpo.” (Rossana Brambilla da il libro Segno e disegno)
Studiare la filogenesi dell’uomo significa ritrovare nell’ontogenesi il percorso che l’uomo ha fatto per poter comunicare e lasciare una traccia di sé ai posteri attraverso numerosi tentativi ed errori (dal lat. error -oris, der. di errare «vagare; sbagliare – Vocabolario online Treccani).

Per chi volesse approfondire l’ascolto di questo straordinario musicista basterà digitare il suo nome su YouTube. Consiglio anche l’ascolto di Schubert, Winterreise con Fischer Dieskau e Alfred Brendel.
GUARDA IL VIDEO

L’ascolto è un fenomeno complesso a cominciare dall’emissione del suono fino ad arrivare alla ricezione attraverso l’orecchio.

L. W. Beethoven
“La vita assomiglia al vibrare delle note. E l’individuo a uno strumento a corde. Se l’individuo non ha l’intonazione giusta, non può risuonare con ciò che lo circonda. Anzi, la sua dissonanza disturba l’armonia che si ode in un coro ben intonato”.

In un video, Mauro Scardovelli (psicologo, teraoeuta, formatore) esprime il suo pensiero riguardo l’ascolto. Egli lo colloca nei gruppi di musicoterapia facendo esplicito riferimento alla relazione di aiuto.
La trascrizione del suo intervento è qui sotto riportata quasi letteralmente ma poi è possibile anche ascoltarla.

Mauro Scardovelli
Domenica 22 novembre 2015 - Padova, Scuola G. Ferrari - Spazio Gershwin

La prima regola fondamentale per fare un gruppo di musicoterapia è questa: l’ascolto, la prima regola è l’ascolto.
L’ascolto è tutt’altro di una cosa semplice, perché per fare ascolto non basta sentire le parole degli altri, queste le sentiamo comunque e a volte, se abbiamo buona memoria a tempo breve, siamo anche in grado di ripeterle.
L’ascolto è una attività estremamente complessa è qualcosa di estremamente attivo, non è passivo. È un lavoro più impegnativo che parlare perché l’ascolto presuppone che cosa? Qui c’è una persona che parla, quest’altra persona ascolta e sembra che il primo sia attivo mentre il secondo passivo. Ma non è così. Chi ascolta ha un sacco di lavoro da fare per ascoltare.
Per ascoltare bisogna che ci sia silenzio. Dove? Dentro di sé…”buona notte”! ci vogliono anni di lavoro; provate a chiudere gli occhi e stare un minuto in silenzio e vedere se c’è silenzio dentro di voi. Avrete mille voci, interferenze di tutti i tipi. Quindi il vero ascolto si verifica quando la persona cosiddetta passiva ha fatto un lavoro grande così, cioè ha quietato le sue emozioni dentro, è diventato piuttosto integro, cioè c’è una sola volontà diretta a percepire cosa l’altro dice. Quindi, se noi guardiamo questo come ascolto, forse avremo ascoltato pochi minuti nella nostra vita. Il resto non è ascolto, il resto è ascolto fuori poi ascolto dentro, ascolto varie interferenze, mi vengono in mente altri pensieri per cui in realtà l’ascolto che noi normalmente pratichiamo è questo: disegno di una linea retta che corrisponde alla persona che parla mentre sotto disegna una linea tratteggiata di chi appunto sta ascoltando. Dove andiamo a finire in questa zona senza ascolto? Andiamo a finire in un’altra zona dove ascoltiamo altre cose, ci distraiamo andiamo via, non siamo qui. Già solo per questa ragione quello che noi ascoltiamo è parziale. Quindi è come se nella musica sentissimo la prima battuta poi la terza un pezzettino della settima battuta e poi diciamo: si ho ascoltato la sinfonia di Mahler, mi è piaciuta. Ma tu della sinfonia di Mahler hai ascoltato un pezzettino qua, un pezzettino qua poi sei andato chissà dove.
L’ascolto è una pratica che richiede una disciplina, un lavoro profondo: vuol dire cambiare se stessi, saper riconoscere nell’altro dignità, stima, fiducia, che hai valore, e anziché stare dentro il mio mondo mi apro al tuo…mica facile. Vuol dire apertura all’altro. Lasciare che l’altro entri dentro di noi, entri con la sua voce. Ma se lascio entrare l’altro un po’ mi cambia, non sono più esattamente quello di prima, c’è un qualcos’altro che entra dentro. Se vieni a casa mia, stai una settimana e allora non è che casa mia rimane quella di prima, qualcosa cambia, io cambio, le altre persone cambiano. L’apertura all’altro e quindi l’ascolto vero dell’altro, è la base dell’etica.
http://www.musicoterapiaveneto.it/Mauro-Scardovelli-La-Musicoterapia-in-Italia.html

C’è analogia con quanto Edith Stein racconta nel suo libro - “Il problema dell’empatia” ed. Studium - e l’affermazione di Scardovelli: “ascolto vuol dire apertura all’altro. Lasciare che l’altro entri dentro di noi, entri con la sua voce. Ma se lascio entrare l’altro un po’ mi cambia, non sono più esattamente quello di prima, c’è un qualcos’altro che entra dentro”.

P. Reinhard Körner http://www.ocd.pcn.net/edsi_kor.htm
L’ “Empatia” nel senso di Edith Stein

5. Cosa opera l’empatia nel soggetto empatizzante?

Mediante l’empatia percepisco l’altra persona nel suo valore peculiare e con il mondo di valori che essa si è fatto proprio. Ma questo ha anche come conseguenza una retroazione su di me: empatizzando nell’altro, si costituisce in me, soggetto empatizzante, un nuovo Io. “Ogni coglimento di altre persone diverse”, secondo Edith, “può divenire fondamento di una comparazione di valore”; l’essere umano, che è stato percepito nell’empatia ­ nel suo valore e con i suoi valori ­ ci chiarisce “quello che noi siamo in più o in meno degli altri”. Allora, “empatizzando, noi ci imbattiamo in campi di valori a noi preclusi, ci rendiamo coscienti di un proprio difetto o disvalore”; in questo modo, nella comprensione (Erfühlen) dell’altro, può giungere a sviluppo, “quanto in noi ‘sonnecchia’”.

A completamento riporto una frase della pedagogista, psicomotricista e coterapeuta in musicoterapia (caposcuola in Italia) riguardo l’ascolto.

“Per ascoltare sono necessarie alcune premesse. La prima è che qualcuno nella vita ci abbia ascoltato veramente. La seconda è che ci sia silenzio. La terza è che ci sia spazio, spazio fisico e mentale per l’ascolto. La quarta è che ci sia un tempo e che questo sia il tempo del presente.”

Considerazioni finali

Ascoltare dunque per chi pratica una relazione di aiuto è un processo complesso e complicato che non può prescindere da un lavoro interiore lungo e a volte anche doloroso. Essere disposti ad ascoltare è un po’ come essere disponibili alla vita così com’è, senza giudizio.
Anche l’Epochè fenomenologica racconta di un atteggiamento diverso nell’atto di ascolto:
“Nella fenomenologia husserliana l’epochè, o sospensione del giudizio, è un atto libero, volontario del soggetto volto non alla negazione del mondo, o all’affermazione del dubbio ontologico degli scettici, bensì alla «messa in parentesi» dell’atteggiamento naturale e di tutto quanto esso abbraccia sotto l’aspetto ontico, cioè l’intero mondo naturale che è costantemente «qui per noi», sia nella vita «pratico-naturale» di ciascun essere umano, che nelle scienze, come un mondo preliminarmente essente.” http://www.hieros.it/glossario/epochus.htm

Ma per chi è soggetto di una relazione di aiuto e magari è molto piccolo, a volte anche sotto l’anno di età, come possiamo sapere come avviene l’ascolto? Questo bambino sta ascoltando?
In musicoterapia umanistica fenomenologica lavoriamo con questi bambini sopra il pianoforte a coda, assieme alla coterapeuta.
Il suono improvvisato del pianoforte accompagna il respiro del bambino, i suoi movimenti in una sorta di risonanza con il suo corpo e con i giochi fatti dalla coterapeuta nello stare con lui. Funziona solo se per primi noi ascoltiamo il bambino e il bambino così ascoltato è possibile che lasci entrare il suono attraverso il suo corpo.

Mario Zattin

[ Pubblicato on-line il 10 gennaio 2016 ]
Cookies - Sito realizzato con SPIP da HCE web design